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S.NICOLA DI BARI: VITA E LEGGENDA

- Nicola è uno dei santi più popolari di tutta la cristianità, il cui nome è diffuso ampiamente sia in Oriente, dove visse e operò, sia in Occidente, dove sono conservate le sue reliquie.

- S. Nicola Vescovo – a cui la nostra chiesa è dedicata da secoli (un codice del 1300 la indica come “in plebe Bruciano, loco Dergano, ecclesia sancti Nicholas”) – è conosciuto come S. Nicola di Myra o S. Nicola di Bari.
La sua fama è universale e il suo culto ha grande diffusione, ma le notizie storiche certe sono scarse, spesso intrecciate con narrazioni di miracoli e leggende. Occorre però ricordare che il “miracolo” o la “leggenda” attribuiti ad un santo non sono fatti semplicemente inventati, ma rappresentano – attraverso un episodio – un tratto, una caratteristica della personalità del Santo. In Nicola vedremo che le leggende mirano soprattutto a mettere in evidenza la carità.


Nicola nacque a Pàtara (città dell’attuale Turchia) intorno al 270, unico figlio di genitori benestanti e devoti cristiani. Già attorno alla sua nascita e primissima infanzia nascono due tenere leggende: quando il bimbo, appena nato, fu posto in una bacinella per essere lavato – miracolosamente – si drizzò in piedi con le mani giunte, suscitando la meraviglia dei presenti.
In seguito, quando era allattato dalla madre, si limitava ad una sola poppata al giorno, il mercoledì e il venerdì, in corrispondenza con i giorni di digiuno praticati dai cristiani del tempo. Successivamente, rimasto orfano in giovane età, decise di donare i propri beni ai poveri per seguire più da vicino il Signore.
La prima occasione per manifestare la propria carità gli fu offerta da un vicino di casa, un uomo, un tempo agiato ed ora ridotto in miseria a tal punto, da non poter dare neppure una piccola dote alle sue tre bellissime figlie.
Le tre giovani fanciulle stavano per imboccare una strada disonorevole, ma il giovane Nicola – avvertito da Dio mediante un sogno – fece segretamente recapitare tre gruzzoli di monete, avvolte in un fazzoletto, al povero padre che poté così accasare dignitosamente le figlie. A causa di questo episodio S. Nicola è spesso raffigurato con tre borse, monete o palle. Un esempio è vicinissimo a noi: il bassorilievo ligneo (opera dello scultore Benvenuto Gattolin) che orna la cappellina laterale dedicata alla Vergine.


L’appellativo Nicola “Vescovo” ci indica che il nostro Santo esercitò questo ruolo, precisamente a Myra, una ricca città vicina al suo luogo natale, Pàtara.
Anche l’elezione a Vescovo è circondata da un alone leggendario. Si racconta infatti che nell’anno 300, essendo morto il Vescovo della città, il clero si radunò per eleggerne il successore. Durante la notte Dio parlò in sogno al più anziano e autorevole membro del clero e gli disse che doveva diventare Vescovo colui che all’alba sarebbe entrato in chiesa per primo. Il saggio sacerdote si recò in chiesa alle prime luci del mattino, quand’ecco vide un giovane che si apprestava a varcare la soglia. Era il giovane Nicola, che - stupito – cercò di sottrarsi alla responsabilità vescovile, ritenendosi indegno. Non poté nulla contro la volontà del clero e del popolo di Myra : fu acclamato Vescovo e divenne un ottimo pastore.
La fama di santità iniziò a circondarlo mentre era ancora in vita; Nicola infatti si distinse per il suo ardente impegno nella carità, per la sua immensa bontà, operando molti miracoli (che saranno illustrati in successiva occasione).
Ne menzioniamo soltanto uno perché è raffigurato nella vetrata posta in alto, nella
abside della nostra chiesa. E’ la risurrezione di tre fanciulli che cantavano nel coro della chiesa di Myra. Un oste malvagio uccise i tre bambini, li fece a pezzi e li pose in un salatoio. In seguito cercò di offrirli al Vescovo come macabra vivanda, ma Nicola – consapevole del delitto commesso – rifiutò il cibo e miracolosamente risuscitò i tre fanciulli. Probabilmente a causa di questa attenzione rivolta alle tre piccole vittime, S. Nicola venne considerato “patrono dei bambini” e tutt’ora – nell’Europa orientale e in alcune zone dell’Italia meridionale – il Santo è accolto come colui che porta doni ai bambini, non solo a quelli buoni, ma anche a quelli “cattivi”.


Nicola morì il 6 dicembre di un anno compreso fra il 345 e il 352 e fu sepolto nella chiesa di Myra, dove rimase per alcuni secoli, circondato dalla venerazione dei concittadini, che lo elessero loro Patrono.

Nell’undicesimo secolo l’Asia Minore fu invasa dai turchi e le spoglie di Nicola rimasero nelle loro mani. Nel 1087 un gruppo di 62 marinai cristiani proveniente da Antiochia, con un colpo di mano, presero possesso delle spoglie del Santo e le trasferirono a Bari, affinché le ossa del Santo Vescovo riposassero in terra cristiana. Il corpo del Santo, trasportato a Bari, fu accolto con tutti gi onori. Nel breve volgere di pochi anni fu edificata una splendida basilica che – più volte ampliata e modificata – costituisce ancora oggi un punto di riferimento importante per la città di Bari e per l’intera regione pugliese.

Molte cose ancora si potrebbero raccontare a proposito di S. Nicola, ma affidiamo alla volontà dei parrocchiani interessati l’impegno per un approfondimento di studio in questo campo. A tutti, indistintamente, invece S. Nicola lascia l’impegno di imitarlo nella carità.

 

 
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