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Diario di Don Stefano n.13

Mazabuka, Febbraio 2020

Aggiornamenti su Musimbi. L’ufficio dei servizi sociali si è rivelato inaspettatamente efficiente e professionale. Hanno intervistato la mamma, prodotto una relazione accurata e nel giro di una settimana il tribunale aveva autorizzato il trasferimento di Musimbi a City of Joy. Così sabato 25 dopo il catechismo, sono andato a prendere Musimbi a casa sua: tutti i suoi averi stavano in un trolley tipo bagaglio a mano. La famiglia era presente al complete insieme ad una amica vicina di casa. Mi fanno sedere sullo sgabello sano e Musimbi inizia a frugare nella valigia. Tira fuori il Vangelo che le avevo regalato e me lo dà: “Father leggici una pagina del Vangelo”.

Rimango interdetto per qualche momento poi inizio a pensare quale potrebbe essere una pagina adatta. Non avendo idee particolari ricorro a una delle mie preferite: Giovanni capitolo 15: “Io sono la vite, voi i tralci rimanete nel mio amore”. La leggo e la trovo proprio adatta alla situazione: la famiglia si sta dividendo ma rimanendo nel Signore e nel suo amore ci è promessa una misteriosa e feconda unità. Dico due parole e poi la mamma conclude con gli occhi lucidi e una benedizione per la figlia. Saliamo in macchina e partiamo. Tutto si è svolto con grande semplicità ma nello stesso tempo con quella sacralità con cui la fede è capace di trasfigurare la vita di coloro per cui la presenza di Dio è realtà indubitabile e certa.

Ho rivisto alcune volte Musimbi che mi ringrazia sempre tanto e dice di trovarsi bene nella sua nuova casa che condivide con altre dodici ragazze ospitate a City of Joy. Vedremo cosa il Signore farà accadere nei prossimi anni. Per me questa vicenda, come alter situazioni, sono l’occasione di vedere pagine di vangelo che ti accadono davanti agli occhi. Ad esempio la Madonna la vedo incarnata in tante donne africane che incontro qui in Zambia. A noi suona sempre molto difficile e innaturale ripetere “Sono la serva del Signore”. Arrivare a dire con verità quelle parole ci chiede una conversione enorme perché noi ci pensiamo sempre “signori e padroni” della nostra vita. Qui invece, soprattutto nelle donne, vedi una capacità di sacrificio in cui quello che domina è fin da subito un senso sacro del donarsi.

Non so se riesco a spiegarmi bene ma, per fare un esempio, anche riguardando le nostre Madonne più belle come quella del Beato Angelico, ci vedi una donna che ha letto e studiato San Tommaso d’Acquino per arrivare a dire “sono la serva del Signore” mentre Maria probabilmente non sapeva leggere. Quando Gesù diceva che “se non ritornerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli” reagiva agli apostoli che in poco tempo si erano inorgogliti di essere discepoli di così grande maestro e certamente pensava a noi. Il discorso è complicato e non vorrei “santificare” gli zambiani in modo generalizzato. Se è vero che loro non devono diventare come noi, è viceversa vero che noi non possiamo diventare come loro. Essere straniero in questo mondo così diverso mi permette però di vedere con maggiore chiarezza
alcune dinamiche che per noi sono diventate meno immediate. Spero di aiutare qualcuno di loro ad arricchirsi di quello che la nostra grande tradizione ci ha donato.
Una preghiera speciale per un nostro chierichetto, Alan, adesso ricoverato in ospedale a Lusaka

Erano mesi che faceva dentro e fuori dall’ospedale con una diagnosi di tubercolosi che però pareva non rispondere ai farmaci. All’ennesimo ricovero nel fatiscente ospedale di Mazabuka (verrebbe da dire l’anticamera dell’inferno se non che la maggior parte delle persone che vi muoiono sicuramente vanno in paradiso dirette per tutto quello che hanno patito) i medici dicono che gli andrebbe fatto una radiografia ma la macchina è rotta. Ci offriamo di portarlo all’ospedale missionario di Chirundu dove la presenza delle suore di Maria Bambina garantisce una qualità del servizio decisamente migliore. Il medico ci scarabocchia un foglio con quattro indicazioni e
partiamo con la mamma per un viaggio di un paio d’ore. Arrivati all’ospedale lo consegniamo a suor Erminia. Nel giro di un’ora con efficienza tipicamente lombarda, la suora ci convoca davanti alla lastra dei polmoni di Alan: “Voi siete due deficienti: sapete che vi siete portati in macchina un paziente TB resistente ai farmaci?”. Ingenui noi a non sapere che la TB è contagiosa o superficiali i medici che ce lo hanno consegnato senza dirci niente? Entrambe le cose sicuramente. Per questa
volta lo Spirito Santo pare abbia evitato il contagio… Il giorno dopo (con l’ambulanza) Alan viene portato nell’ospedale universitario di Lusaka dove c’è il reparto specializzato nella TB.

Visto che siamo in argomento sanitario, un episodio dalla visita ai malati che facciamo il venerdì mattina. Vengo portato da quest’uomo sui trent’anni che giace a letto perché non riesce a camminare. Si vede chiaramente un ginocchio moto gonfio e con delle piaghe. Alla domanda non molto convinta se fosse stato in ospedale, mi risponde di sì ma che i medici gli hanno detto che non possono farci niente perchè è incappato in qualche stregoneria! Questo per rendere l’idea della sanità zambiana che ha ospedali con più infermieri che pazienti (puro assistenzialismo di stato), macchinari spesso rotti, pochissime medicine gratuite e dove l’unica cosa pulita sono le
uniformi degli infermieri perché gli zambiani amano alla follia ogni genere di uniforme. Ritorno al tema dei bambini: qui sono tantissimi (45.74% della popolazione ha meno di 14 anni) e sono certamente una delle cose più belle dell’Africa. Concludo cedendo alla tentazione di fare delle generalizzazioni semiserie dal titolo:
dieci ragioni per cui, nonostante condizioni spesso difficili, i bambini africani se la godono un mondo

  1. Perchè fino a tre anni vivono sempre fisicamente a contatto con la loro mamma
  2. Perchè quando un bambino piange la mamma gli dà sempre il seno senza controllare quanto tempo è passato dall’ultima poppata e senza pesarlo prima e dopo (sarà per questo atteggiamento materno sempre disponibile che gli africani hanno innato un profondissimo e incrollabile senso della provvidenza divina?)
  3. Perchè a circa tre anni la mamma si toglie il bambino dalle spalle e gli dice: “Ormai sei grande, vai per la tua strada” e da allora se ne cura molto a distanza
  4. Perchè quando non si è a scuola si vive in strada sempre insieme agli amici
  5. Perchè in casa si gira a piedi nudi e spesso anche fuori
  6. Perchè gli alberi sono fatti apposta per arrampicarsi senza che nessuno ti gridi “Scendi che è pericoloso”. E’ evidente che è pericoloso ma cosa nella vita è bello e non pericoloso?
  7. Perchè quando piove le pozzanghere sono fatte apposta per saltarci dentro e nessuno ti dice: “Non ci entrare che ti sporchi”. Certo che ci si sporca ma poi sono i bambini stessi a lavarsi da soli il vestito e sguazzare nel fango vale bene questa piccola fatica
  8. Perchè l’unica cosa sana per cui vale la pena essere in competizione nella vita è un piatto di vpolenta con magari un po’ di contorno non certo chi sia più bravo a scuola, chi si veste meglio, chi è convocato dal mister, chi ha più giochi della Play, …
  9. Perchè è chiaro che la scuola è importante ma non è la cosa più importante della vita
  10. Perchè essere bambini è meraviglioso e quindi nessuno si sogna di fare l’adolescente o
    peggio ancora l’adulto

A presto
ds