Ancora nessun commento

Diario di Don Stefano n. 15

Mazabuka, Marzo 2020

Questo mese dovreste essere voi a raccontarmi della vostra vita perché da qui non riusciamo a immaginarci e immedesimarci in quello che sta succedendo in Italia non avendo mai vissuto niente di simile!

Comunque vedo che, complice il tanto tempo libero, più di uno mi ha già scritto: effetti positivi di una situazione certamente molto difficile. Strano pensare che serva un virus oppure l’essere in Africa per considerare la vita come qualcosa degna di essere raccontata.

Mi viene in mente la frase di Guardini: “Nell’esperienza di un grande amore, tutto diventa avvenimento nel suo ambito”. Forse ci manca il “grande amore” quotidiano che rende tutto avvenimento. Non si hanno notizie di contagi qui in Zambia ma il virus ha comunque già toccato anche noi dell’altro mondo. La conseguenza più dolorosa è stata la rinuncia delle quattro visitors che sarebbero dovute arrivare settimana prossima e fermarsi con noi fino a Pasqua. Il colpo non è stato facile perché veramente le aspettavamo per respirare un po’ di Italia e condividere la nostra
vita di tutti i giorni. Per non parlare dei generi di prima necessità che sarebbero arrivati nelle loro valige: siamo dovuti ricorrere alla generosità degli altri preti milanesi per non restare senza caffè!

Speriamo che si possa riprogrammare il viaggio visto che le valige erano già pronte. Anche al raduno dei responsabili di Comunione e Liberazione cui ho partecipato a fine febbraio in Uganda (essendo l’unico membro della comunità in Zambia ne sono anche il responsabile: la comunità è molto unita!) gli amici dall’Italia non sono potuti venire. La tradizionale sfida calcistica Italia vs Africa è stata subito ribattezzata Corona Virus vs Ebola. Partita senza scarpe che ha voluto dire per noi italiani, zoppicare per i restanti due giorni ma l’onore patrio andava difeso senza concedere alibi agli africani. Risultato finale: vittoria del Corona Virus per 6 a 4 (ho anche segnato un pregevolissimo gol). Il raduno è stato guidato da Rose una donna Acholi, parte dei Memores Domini che lavora al Meeting Point di Kampala con le donne malate di AIDS e in altri progetti nati dalle “sue” donne. Una grande opera (potete conoscerla con il documentario Greater che si trova su Youtube) dove queste donne sono accolte non solo dal punti di vista medico ma anzitutto umano secondo il principio che senza una speranza per vivere non vale neanche la pena curarsi.

Per chi ci andrà, al prossimo meeting di Rimini ci sarà una mostra sulle “donne di Rose” (ma non potrò vederla…). Rose è una persona di grande semplicità e fede: pienamente africana e pienamente figlia di don Giussani. Per lei il fatto stesso che respiriamo è segno chiaro che siamo
voluti e amati da Dio. Incontestabile come posizione ma quanto difficile per noi. Forse adesso con il virus, se non si cade nel panico o nella rabbia, anche queste cose così essenziali possono tornare ad essere riconosciute vere. Certo che senza la fede tutto questo è impossibile!

Purtroppo Alan, il ragazzo che avevamo portato in ospedale per la TB, è morto in modo piuttosto improvviso. Come sempre non si sanno bene le cause ma qui quando uno muore hanno capito che non serve tanto sapere i dettagli medici anche se a noi fa una gran rabbia e senso di ingiustizia
questo morire a dodici anni senza poter almeno provare a combattere la malattia. Non abbiamo celebrato tanti funerali ma questo è stato uno di quelli che ho vissuto più da vicino perché era uno dei nostri chierichetti. Quello che è veramente notevole nella cultura africana è che il funerale, come anche tante altre circostanze della vita, sono anzitutto momenti della comunità e mai individuali. Spesso con don Roberto scherziamo che una delle principali occupazioni degli zambiani è andare ai funerali e, essendo le famiglie numerosissime, non mancano certo le occasioni. Come forse vi raccontavo già in un’altra lettera, la casa del morto diventa la casa della comunità e tutti vanno a trovare la famiglia spesso fermandosi anche per tutta la notte a cantare e parlare.

Domenica al termine della Messa, siamo andati con tutti i bambini e i ragazzi a casa di Alan. Abbiamo percorso le strade del compoud cantando, siamo entrati tutti nella poverissima stanza dove stava la mamma (vedova) di Alan e lì abbiamo pregato insieme. Poi tutti sono passati a dare
la mano alla mamma e a piangere con lei. I chierichetti hanno destinato parte della loro cassa comune per aiutare la famiglia a fare da mangiare per i visitatori. L’impressione è che i due o tre giorni del funerale abbiano la funzione rituale di incanalare il dolore entro forme precise e anche plateali (le grida e gli svenimenti in chiesa) per poi permettere alla vita di andare avanti. Da questo punto di vista gli zambiani mi sembra che vivano questi momenti in modo molto diverso da noi: forse la quotidiana durezza della loro vita non gli permette di trascinarsi dietro il dolore perché questo renderebbe invivibile il presente.

Stiamo preparandoci alla Pasqua: la grande festa della resurrezione di Gesù e del dono della vita nuova per i catecumeni. Come era nei primi secoli della Chiesa (ma qui siamo nei primi secoli visto che i missionari arrivarono poco più di 100 anni fa) i battesimi si celebrano solo nella grande Veglia Pasquale perché nel Battesimo si riceve la vita nuova del Risorto. Quest’anno stiamo preparando quasi sessanta catecumeni (sto lottando da settimana per riuscire a fere un elenco attendibile…) dai dieci ai cinquanta anni. Non posso dire di conoscerli tutti ma iniziano ad esserci alcuni bambini e ragazzi che sono miei amici oltre che sette ragazzi della scuola superiore maschile che in questi ultimi mesi ho seguito io personalmente. Uno di loro, Michael, mi ha anche chiesto di fargli da padrino. Ogni domenica di Quaresima durante la Messa compiamo uno dei riti prebattesimali e non potete avere idea di cosa sarà il pandemonio in Chiesa durante la veglia al momento del Battesimo! Veramente una esplosione di gioia per niente formale. Stiamo cercando di capire come fare con la veste bianca: un bel problema pratico visto il numero e il fatto che non ce la possiamo
cavare con il bavaglino che si dà in Italia. Siamo disposti a spendere un po’ di soldi per rendere tutti i segni del Battesimo veramente espressivi e anche esteticamente belli perché è il momento decisivo della vita.

Buona Quaresima e a presto
ds