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Diario Don Stefano N. 17

Tempo particolare anche in Zambia. Ve lo racconto ringraziando tutti quelli che hanno scritto e telefonato in questo mese. Qui stiamo bene cercando di stare lontani da possibili occasioni di contagio. Gentilmente l’ambasciata italiana un mesetto fa ci ha comunicato che … non esistono più collegamenti con l’Italia (ce la faremo per ottobre ???) ma mi pare che causa virus alcuni aspetti della vita africana sia arrivata in Italia.

a presto
don Stefano

Mazabuka, Aprile 2020

Non lo nominerò perché se ne parla sempre.

Quando alla sera guardiamo la replica del tg italiano di mezzogiorno potremmo scrivere la scaletta dei titoli e dei servizi prima ancora che inizi, tanto è monotono. Anche i servizi sulla musica o lo sport trovano sempre il modo di parlarne… Comunque è arrivato anche qui da noi.

I numeri non hanno certo l’ampiezza e soprattutto la precisione con cui meticolosamente ogni sera la Protezione Civile ci aggiorna, però qualche decina di casi e ad oggi due morti pare siano stati accertati.

I negozi sono aperti, la gente si muove come al solito non essendoci vincoli. L’effetto più spiacevole è il divieto di radunarsi in gruppi numerosi che per noi vuol dire sospensione delle Messe e di ogni altra attività “organizzata” della parrocchia. Si resta più tempo in casa ma per fortuna la nostra “casa” è molto grande con un enorme giardino attorno dove adesso ci sono i sei nuovi shelter e il salone aperto dove dovevamo iniziare a celebrare le Messe feriali.

Cosa fare in queste condizioni un po’ particolari? Ho avuto conferma che la vita intellettuale non fa per me (non riesco a leggere per più di mezzora) e neanche la vita monastica (prego come al solito cercando di essere più fedele al Rosario visto che ho certamente più tempo libero).

Ho perso forse la mia ultima occasione per diventare un virtuoso (???) del pianoforte: se fossi stato in Italia penso che ci avrei dedicato molto tempo e l’altro giorno quando in macchina ascoltavamo un CD con le sonate per pianoforte di Mozart un po’ mi è dispiaciuto di non suonarle più (K331 in La maggiore: soprattutto le variazioni del primo tempo che suonavo dignitosamente). Ho però riscoperto due altre vocazioni che decisamente hanno caratterizzato la mia vita: quella di ingegnere e quella di prete.

La prima settimana insieme a Master abbiamo verniciato la lunghissima inferriata intorno a casa nostra. Lavoro metodico e ripetitivo sotto il cielo che, terminata la stagione delle piogge, è tornato ad essere di un abbagliante azzurro. Dopo i primi due giorni in cui si lavorava in silenzio, ho collegato una cassa Bluetooth con il computer e ho iniziato Master alla musica classica (anche questa è missione!). Siamo partiti con qualche ascolto facile di Mozart e Schubert su cui non ha commentato.

Poi ho pensato di osare di più e ho scoperto che Ravel e Milhaud hanno maggior successo con l’orecchio africano forse per la maggiore ricchezza ritmica e per qualche armonia più simile alla musica di qui. Dopo una pausa Jazz con Stefano Bollani non potevo non far risuonare per Mazabuka il sommo Bach: i Concerti Brandemburghesi mi sono sembrati il Bach più africano.

Terminata l’inferriata e sistemata la strada uscita malconcia dopo la stagione delle piogge, si è iniziato a formare un gruppetto di ragazzi che abitano vicino a noi e con cui ci troviamo ogni mattina e pomeriggio. Di solito facciamo un po’ di matematica (gare di tabelline o qualcosa di più complicato a seconda delle età), giochiamo (non conoscevano l’impiccato, rubamazzetto, tris, forza quattro e adesso stiamo realizzando un campo per il subbuteo… cose fondamentali insomma) cantiamo e preghiamo insieme di solito con il Rosario in cui preghiamo per gli amici italiani e perché la Madonna protegga lo Zambia che ne ha già abbastanza di problemi.

Porto io la Corona (quella del Rosario!) e preghiamo una Ave Maria a testa passandocela di mano in mano con la conseguenza che ogni decina si conclude sempre con grandi litigate: “tocca al Gloria”, “No ancora una”, “Siamo già a undici”, …. La matematica anche quella religiosa non è il forte degli Zambiani. Come spesso accade sembra sempre di essere all’inizio di tutto e per certi versi mi sembra più spontaneo questo ritrovarsi semplice piuttosto che la programmazione ambrosiana trasportata in Africa. Alla sera torno sempre a casa contento per questa contentezza genuina che mi pare di regalare a questi ragazzi.

Ecco la vocazione del prete diocesano: vivere con la gente condividendo gioie, dolori e nel caso anche quarantene. Testimonia il più grande missionario della storia della Chiesa (bisogna scegliersi bene i maestri): “Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge.

Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro”. [1Cor 9, 19-23] Celebro Messa tutti i giorni con quattro suore nel loro convento. In realtà buona parte dei religiosi si sono dati alla macchia e neanche ci hanno chiesto se eravamo disposti a celebrare… Penso spesso a cosa starà vivendo la gente senza la Messa, loro che sono così giovani.

Quando chiedo tutti mi dicono che pregano in famiglia e organizzano “service” (così si chiama la funzione in assenza del prete) dove non mancano canti, preghiere e “Bible shearing” che sarebbe la condivisione della lettura e meditazione delle letture. Per come li conosco sono sicuro che lo fanno vista anche la loro facilità nel diventare tutti predicatori. Tutti dicono che la cosa che manca di più sono il poter cantare in Chiesa e oggi un giovane mi ha fatto giurare che la prima Messa sarò affidata al coro dei giovani.

Questa è certamente una delle differenze più significative rispetto alle Messe italiano piuttosto … afone. Per cui quando tornerete in Chiesa non siate timidi ma manifestate la gioia di poter nuovamente tornare a radunarsi intorno all’Eucaristia!

A presto Ds

PS: per chi fosse interessato al destino del nostro tacchino che era nel menù di Pasqua, comunico che è stato salvato da Bingo, il cane di Master. Due giorni prima della sua immolazione, Bingo ha infatti ammazzato due faraone che avevano osato avvicinarsi alla sua ciotola. Col cibo non si scherza in Zambia! Data la circostanza il menù pasquale è stato aggiornato e invece del tacchino ci siamo mangiati una faraona che però era sicuramente meno in carne ma…in Africa si fa spesso di necessità virtù.