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Diario Don Stefano N. 24

Mazabuka, 22 Dicembre 2020

Ricupero qualche storia lasciata in sospeso. Oggi sono stato a trovare Musimbi che in realtà si chiama Minako. Musimbi lo avevo usato per privacy ma ormai tanti la conoscono. Era un gioco di parole che solo un Tonga poteva capire visto che vuol dire ragazza. Ha terminato l’anno dalle suore di Maria Ausiliatrice dove, a causa delle precauzioni maniacali delle suore, è stata “incarcerata” con le altre ragazze per i lunghi mesi del sospetto Covid zambiano.

Per le vacanze è andata a rivedere la mamma che non aveva mai visto durante l’anno. Ora ha trovato una casa a undici chilometri da Mazabuka in una zona rurale confinante con i campi della Sugar Estate. Oggi dopo molti tentativi per sentirla al telefono e farmi spiegare dove fosse la casa (dove vive non c’è la corrente) siamo riusciti a darci un appuntamento. Carico in macchina tre ragazzi per aiutarmi a chiedere informazioni ed eventualmente tirar fuori la macchina dalle enormi pozze che si formano durante la stagione delle piogge e partiamo un po’ alla ventura. Insieme a loro, debitamente legato zampe e ali un bellissimo gallo bianco. Triste il suo destino: mi è stato portato domenica scorsa in un villaggio all’offertorio della Messa ma nel nostro pollaio c’è già il re e come dice la saggezza popolare non ci possono stare due galli in un solo pollaio. In realtà ci possono stare: appena si vedono scatta una lotta furibonda da cui uno esce vincitore e l’altro sottomesso. Il vincitore avrà il privilegio indiviso di godersi le gallinesche grazie, mentre il perdente potrà solo reggere il moccolo. Natura matrigna direbbe Leopardi… Comunque ho pensato che rispetto a questo destino di celibato forzato sarebbe stato un destino più glorioso solennizzare il Natale in casa di Minako e così gliel’ho portato in dono. Forse però la riesce a scampare perché il fratellino piccolo (nome Cilala che vuol dire “addormentato” perché nato in ritardo!) si è affezionato subito e intercederà per lui magari trovandogli anche una gallinella.

Tralasciando gli animali, la mamma di Minako si è costruita una casetta di mattoni di argilla fatti a mano e tetto di lamiera. Più bella della vecchia dove abitavano quando il padre era vivo e soprattutto questa volta loro. Mi hanno portato a vedere la chiesa del villaggio dove il prete arriva una volta al mese per cui a Natale mi ha detto con tristezza che non avranno la Messa. Lei è sempre pensosamente contenta. Adesso fa la vita della tipica ragazzi africana che va al pozzo a prender l’acqua, tiene in ordine la casa, lavora nel campo e alla sera alle 19 va a letto perché è tutto buio (sveglia alle 5 con il sole che sorge).

E’ pronta a tornare per il suo ultimo anno di Secondary School ospite ancora delle suore che speriamo allentino un po’ la galera… Cea cui avevo prestato il capitale per il business dei pesci, si è presentato un paio di volte…a chiedere nuove sovvenzioni con scuse che puzzavano piuttosto di storie. Non ho messo in dubbio la sua parola ma gli ho ripetuto che la cosa più importante è la relazione, non pensare di mettersi in tasca dei soldi Minako (con gallo) insieme alla mamma e due fratelli davanti alla loro nuova casa a Lubombo, 11 km da Mazabuka facili ma senza iniziare un rapporto di fiducia dove veramente può passare più dei soldi. Non so se ha capito e ad oggi non si è rivisto né lui né il mio capitale. Poco male, sono convinto che in Paradiso i soldi persi fidandosi di qualche povero costituiscono un conto a parte con interessi altissimi.

Del resto non si può scommettere sulla libertà senza accettare qualche volta anche di perdere, altrimenti non sarebbe una scommessa. Domani ultimo giorno della nostra Novena in preparazione al Natale. Immaginarsi le scene che preparano la nascita di Gesù diventa molto immediato qui in Zambia. Nazareth e Betlemme non erano più di tanti villaggi di qui, fatti da poche povere case di una o due stanze. Maria una ragazza come tante per cui è normale sposarsi a 15, 16 anni e diventare madre poco dopo. L’obbedienza a Dio di Maria è quella che si vede in tante donne africane abituate ad obbedire a tutto quello che la vita ti mette davanti senza lamentarsi ma sempre con positività e tenacia. Questa piccolezza è quella che a volte mi spaventa guardando questi uomini che talvolta incontri che camminano a bordo strada nel mezzo del nulla e ti chiedi dove stiano andando, dove abitino, cosa sappiamo del mondo, della storia, … Noi in fondo ci riteniamo indispensabili e grazie ai moltissimi mezzi che abbiamo ci possiamo fare l’illusione di una certa onnipotenza. Qui tutto questo è impossibile e … fa paura a pensarci. Eppure dentro questa piccolezza così reale, è entrato Dio e ha cambiato tutto. Non ha avuto bisogno di altro che dell’accoglienza umile di Maria e della semplicità di chi attendeva un salvatore per le nostre miserie.

Domenica ho celebrato la Messa nel cortile del carcere di Mazabuka: ci saranno stati duecento carcerati, non più di 3 guardie e centinaia di mosche (non penso molto cristiane visto il disturbo che hanno dato). Sentirsi puntati addosso quegli occhi carichi di mille domande in bilico sulla disperazione è una provocazione grandissima alla fede nel Dio salvatore, nato nella stalla di Betlemme e morto sulla croce tra due ladroni.

Buon Natale

A presto dS