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Diario Don Stefano N. 7

Per alcuni aspetti una Chiesa giovane come quella zambiana (poco più di cento anni dalla sua prima evangelizzazione) assomiglia alla Chiesa primitiva. La celebrazione della Settimana Santa ha qui una risonanza particolare perché è veramente vissuta come la festa che da origine a tutte le festa e la celebrazione dei misteri che danno origine alla vita stessa del cristiano.

Abbiamo cominciato con la Messa della Domenica delle Palme preceduta da una vera processione di un paio di chilometri e della durata di un’ora abbondante. Qui è ancora “domenica delle palme” e non degli ulivi secondo la nostra mutazione dettata da ragioni più che altro climatiche. Grandi fasci di enormi foglie di palma vengono benedetti, quindi parte l’assalto (in questo simile a quello che succede in Italia) per avere la propria foglia che rassomiglia a un ventaglio per giganti e poi si “ordina” la processione in un clima di vera festa.

Il coro non ha mai smesso di cantare per tutto il percorso accompagnato dai tamburi e siccome il serpentone era molto lungo e non siamo dotati di amplificazione, in alcuni momenti la testa della fila intonava un canto e la coda un altro con un effetto degno del miglior Charles Ives (ascoltate la Country Band March o la Overture and March 1776 per avere un’idea del clima caotico-festoso di più musiche sovrapposte).

Giunti in Chiesa, viene distribuita dell’acqua per riprendersi e poi prosegue la Messa che avendo la lettura completa di tutta la passione (sono pazzi questi romani…nel senso del rito) dura un’altra ora e mezza. Io ero incaricato della parte di Gesù nella lettura corale e alla fine tutti si sono complimentati per il mio fluent Tonga. Ho però imparato che basta che saluti “Mwabuka buti” (circa “come va”) e subito ti sorridono: “You are a Tonga!”.

Alla fine delle tre ore di celebrazione Chibwanto per tutti. Il Chibwanto è una bevanda tradizionale in cui l’immancabile farina di mais macinata grossa è mescolata all’acqua producendo una specie di poltiglia bianca che io trovo imbevibile (l’inculturazione ha ancora da completarsi).

Giovedì santo la Messa è piuttosto tradizionale con la celebrazione delle Prime Comunioni dei bambini tutti elegantissimi. Ho avuto l’onore anche qui come a Dergano, di fare la lavanda dei piedi, segno sempre commovente di amore e di immedesimazione con Gesù. Alla fine l’acqua era veramente nera come doveva essere nell’Ultima Cena con i discepoli colti di sorpresa da Gesù. Tocco zambiano, la processione finale per la riposizione del Santissimo nella cappella. I chierichetti hanno fabbricato con le loro mani uno sgangherato baldacchino con legni annodati da sterpi e ricoperto con pesanti stoffe sottratte alle suore indiane. Io e don Roberto abbiamo temuto che tutto ci crollasse in testa ma la protezione del Santissimo ci ha permesso di superare anche questa prova e di arrivare sani e salvi alla
riposizione.

Venerdì santo la celebrazione della Passione è stata preceduta da una Via Crucis organizzata dai giovani che hanno interpretato con grande realismo tutte le scene,
crocifissione compresa. Dopo questa premessa di un’ora e mezza, si entra nel salone e inizia la celebrazione liturgica con le letture, l’adorazione della Croce (tutti escono e si inginocchiano in preghiera), le preghiere universale e poi … colpo di scena, ricompare l’Eucarestia per la Comunione!!!! (SPQR)

Il clou delle celebrazioni è però la Veglia Pasquale, madre i tutte le veglie. Il coro e i chierichetti hanno provato a oltranza per due settimane. L’inizio è alle sei di sera quando in questa stagione è già buio. Il falò nel giardino della scuola senza alcuna luce e sotto un tetto di enormi Flamboyant avviene nel buio più totale. E’ quindi una immagine molto reale di luce che splende nelle tenebre. Si accende il cero pasquale e si procede verso il salone della celebrazione dove viene annunciato per tre volte: “Mumuni wa Christo” (La luce di Cristo). Tutti sono arrivati da casa con una candela e man mano che si procede nella navata,  l’assemblea si illumina di piccole fiammelle. Canto del preconio in Tonga da parte del coro e poi iniziano le letture della storia della salvezza fino al Gloria quando finalmente si accendono le luci della sala. Da qui inizia una vera festa con crescente entusiasmo. Abbiamo amministrato il Battesimo a 35 ragazzi dai 10 ai 16 anni e si faceva fatica a sentire il nome tale era il livello sonoro del coro che intonava un canto dopo l’altro. La solennità del momento non era minimamente sminuita dal nostro fonte battesimale composto da un catino e una brocca in pura plastica cinese. Nel rito romano si battezza per infusione e tutti i battezzandi ricevevano la loro abbondante secchiata di acqua che poi colava come vita nuova su tutto l’altare. Senza scomporsi più di tanto, alla fine entrano in scena un paio di chierichetti dotati di mocio che puliscono tutto. L’offertorio, di solito già molto allegro, è durato un quarto d’ora con tutti i fedeli che escono ballando per consegnare la loro offerta (vista la stagione tra i tanti doni abbiamo ricevuto ben sei enormi cavoli che abbiamo subito condiviso con tutte le suore della città). Al canto di ringraziamento dopo la comunione è l’apoteosi con la gente che balla per la Chiesa e i chierichetti che scampanano come forsennati. Appena però il prete intona il “preghiamo” per l’orazione finale, tutti si quietano
e si mettono in ginocchio in vera preghiera.

Mi sembra di poter dire che siccome la liturgia è fatta di simboli e gesti, la semplicità dei fedeli zambiani percepisce e vive questi segni in tutta la sua potenza e “fisicità” e se ne lascia investire completamente. A parte la lunghezza a cui non siamo abituati, posso quindi dire che questa Chiesa mi ha aiutato veramente a celebrare e vivere la Pasqua come festa di vita e gioia.

Non vi resta che prenotarvi per il prossimo anno.
A presto
ds