Piccole Note – 14 giugno 2026

PICCOLE NOTE

Foglio settimanale Parrocchia S. Nicola in Dergano / Anno IX – 23/2026

14 GIUGNO 2026

III Dopo Pentecoste

Letture del giorno: Gen 2,4b-17 – Sal 103(104) – Rm 5,12-17 – Gv 3,16-21

La creazione dell’uomo è al vertice dell’azione di Dio: a lui spetta il compito di custodire con grande responsabilità tutto il creato. Questo impegno, che è affidato anche a ciascuno di noi, non deve indurci a pensare di poter bassare a noi stessi, facendomi dimenticare il primato di Dio, che solo può donare la vita e orientarla al bene. Il Signore non toglie nulla alla nostra libertà, ma quando l’uomo tenta di sostituirsi a Dio, credendo di poter distinguere da solo ciò che è bene da ciò che è male, sceglie di abbandonare la luce per camminare nelle tenebre: “Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”. (Vangelo)

Migrazioni e crisi politica: la vera sfida è restare umani

Ovunque nel mondo la questione migratoria è uno dei nodi sociali e politici più scottanti. Dall’Europa agli Stati Uniti, dall’America Latina all’Africa, dall’Asia al Medio Oriente, questo tema attraversa le società contemporanee e ne mette alla prova capacità di governo e logiche di convivenza. Eppure, nonostante la centralità del fenomeno, continuiamo a parlarne in modo superficiale. Da una parte si alimenta l’illusione che esistano soluzioni semplici a problemi complessi. Dall’altra si preferisce rifugiarsi in affermazioni di principio che non si confrontano con le difficoltà concrete della convivenza. La verità è che il processo di integrazione rimane difficile. La costruzione di società multiculturali capaci di valorizzare le differenze senza rinunciare alla coesione sociale è un obiettivo ancora da raggiungere. Le esperienze positive di integrazione, le storie di successo, i percorsi di inclusione e partecipazione non mancano. Ma non possono nemmeno essere negate tensioni, paure, segregazioni territoriali, conflitti culturali. In politica, la questione migratoria è strumentalizzata come una potente leva di mobilitazione emotiva e costruzione del consenso. Le paure, le insicurezze e le fragilità sociali vengono concentrate sulla figura del migrante, che diventa il simbolo di tutto ciò che non funziona. Ma il prezzo è alto. Perché quando l’altro diventa il capro espiatorio delle nostre difficoltà, la società si abitua a pensare che l’esclusione sia una soluzione e che l’ostilità possa sostituire la comprensione. Le immagini di uomini, donne e bambini che attraversano deserti, affrontano il mare, vivono nei campi profughi o muoiono lungo le rotte migratorie sono diventate parte del nostro paesaggio quotidiano.

Le vediamo scorrere sugli schermi dei nostri telefoni e dei nostri televisori senza che riescano più a interpellarci davvero. L’eccesso di esposizione produce assuefazione. Ci siamo abituati alla sofferenza degli altri. Accettiamo che ai confini delle nostre democrazie esistano campi di detenzione dove la violenza e la crudeltà sono di casa. Perdiamo il conto dei morti in mare e non reagiamo più allo sfruttamento – che in taluni casi arriva fino a forme di neoschiavismo – che si riproduce nelle nostre comunità. Ci convinciamo che quelle vite non abbiano nulla a che fare con la nostra. Perdendo la capacità di riconoscere che dietro ogni numero esiste una persona, una storia, una famiglia, un destino apriamo la strada a una società disumana. La verità è che, dietro ai movimenti migratori contemporanei, si manifestano molte delle grandi contraddizioni del nostro tempo: squilibri economici, guerre, regimi autoritari, persecuzioni religiose ed etniche, dissesti ambientali. Ma è troppo doloroso e impegnativo ammettere questa connessione.

Di fronte a tutto questo, è impressionante constatare quanto sia difficile arrivare a costruire politiche lungimiranti. Prigionieri del breve periodo, i politici promettono di risolvere il problema, sapendo perfettamente di non avere soluzioni. Che richiederebbero cooperazione internazionale, investimenti nei Paesi di origine, canali regolari di ingresso, politiche di integrazione, percorsi educativi e una gestione coordinata tra diversi livelli istituzionali. Tutte azioni che richiedono tempo, pazienza e visione strategica. Caratteri che mal si conciliano con lo stile della politica contemporanea. Il risultato è quello che vediamo: si procede con provvedimenti emergenziali, misure tampone, interventi inefficaci ma ad alto impatto comunicativo. Si rincorrono le crisi anziché governarle. Si annunciano svolte decisive che producono effetti limitati. Ma, in questo modo, la sfiducia cresce. Le paure aumentano. La domanda di soluzioni semplici si rafforza. Il tradimento dei nostri valori si aggrava. In un circolo vizioso che non fa bene alla democrazia.

In realtà, la questione migratoria ci obbliga a riconoscere una questione più generale. Per decenni abbiamo creduto che la crescita economica fosse essenzialmente un problema tecnico: investimenti, produttività, innovazione, infrastrutture. Tutti elementi importanti e necessari. Ma, come dimostra proprio la cronicizzazione del tema migratorio, nessuna società può prosperare ignorando la dimensione umana. Non esiste sviluppo senza cura delle persone. Non esiste crescita senza relazioni sociali. Non esiste benessere collettivo se una parte dell’umanità viene considerata irrilevante o sacrificabile. Le migrazioni ci ricordano che il destino degli esseri umani che abitano il pianeta terra è oggi profondamente intrecciato. E ciò che accade a migliaia di chilometri di distanza produce conseguenze che arrivano fino a noi. La sfida non è trovare una soluzione definitiva a un fenomeno che ci accompagnerà ancora a lungo. La sfida consiste nel costruire società capaci di governare la complessità senza rinunciare all’umanità. E una cultura in cui capacità politica e sensibilità umana procedono insieme. Sembra un’ovvietà. Eppure, proprio la questione migratoria dimostra quanto sia difficile tradurre questa consapevolezza in scelte concrete. Forse perché, prima ancora di essere una questione di confini, le migrazioni hanno a che fare con il modo in cui guardiamo l’altro e, in definitiva, con il modo in cui comprendiamo noi stessi.

E’ in distribuzione l’Enciclica del Papa “Magnifica umanitas” a € 2,70 – banco libri

E’ in distribuzione il nuovo Sguardo in Dergano

Con riferimento ai lavori straordinari in chiesa in segreteria parrocchiale sono disponibili i moduli per beneficiare di detrazioni fiscali da parte di privati o titolari di reddito di impresa.

Domenica 14 giugno alle h. 19,00 S. Messa concelebrata dai sacerdoti ordinati nel 2021

Di cuore esprimo riconoscenza a tutta la Comunità Parrocchiale di S. Nicola per l’abbraccio ricevuto in occasione della celebrazione del mio XL Anniversario di Ordinazione Sacerdotale.
Ciascuno si senta personalmente ringraziato per il dono fattomi della vicinanza e della preghiera che ho molto apprezzato.
Continuiamo il nostro cammino!

Don Luigi


Da alcuni giorni il sagrato della Chiesa di S. Nicola è stato chiuso alle auto al fine di impedire un parcheggio senza regole e di renderlo usufruibile ai fedeli che partecipano alle celebrazioni di matrimoni, funerali, S. Messe.

Pertanto  l’ingresso sarà di libero l’accesso per i fedeli nei seguenti orari:

  • Vigilia di domeniche e feste:

Ora 17,00 – 19,15

  • Domeniche e feste:

ora 07,45 – 12,30

ora 17,00 –  19,45

Negli altri orari rimarrà chiuso.   Si ringrazia per la collaborazione.

Milano, 6 giugno 2026

Il Quotidiano AVVENIRE dal 1968 ad oggi è un giornale a servizio del dialogo, della verità e della persona. Dà voce ad un mondo cattolico, realtà composita e vivace, ricca di sensibilità con anime differenti, impegnata nei fronti dell’educazione, della cultura e della società.

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