
Piccole Note
15 FEBBRAIO anno IX 7/2026
Foglio settimanale Parrocchia S. Nicola in Dergano
Domenica del perdono
(Os 1,9a; 2,7a-b-10.16-18,21-22 – Sal 102(103) – Rm 8,1-4 – Lc 15,11-32) v 8,1-11)
Al centro di questa Domenica, che precede l’inizio della Quaresima, è descritto l’agire di Dio nei nostri confronti. “Il Padre che vede il figlio sulla via del ritorno, quando era ancora lontano, rivela la verità cristiana di Dio, quello che il Figlio Gesù vuole rivelare”(mons Mario Delpini). Nell’intenzione della liturgia, siamo invitati a prendere coscienza, con umiltà e fiducia, della necessita di essere da Lui accolti e perdonati, facendo nostri gli stessi sentimenti del figlio più giovane della parabola evangelica: “Mi alzerò, andrò da mio padre”. “Dio è misericordia, Dio perdona: non classifica secondo le categorie, ma considera ciascuno come il figlio desiderato, amato, atteso”. (mons Delpini)
LEONE XIV
Da “LA VITA IN ABBONDANZA”
SUL VALORE DELLO SPORT
In occasione della celebrazione dei XXV Giochi Olimpici Invernali, che si terranno tra Milano e Cortina d’Ampezzo dal 6 al 22 febbraio prossimo, e dei XIV Giochi Paraolimpici, che si svolgeranno, nelle stesse località, dal 6 al 15 marzo, desidero rivolgere il saluto e l’augurio a quanti sono direttamente coinvolti e, al tempo stesso, cogliere l’opportunità per proporre una riflessione destinata a tutti. La pratica sportiva, lo sappiamo, può avere una natura professionale, di altissima specializzazione: in questa forma essa corrisponde a una vocazione di pochi, pur suscitando ammirazione ed entusiasmo nel cuore di tanti, che vibrano al ritmo delle vittorie o delle sconfitte degli atleti. Ma l’esercizio sportivo è un’attività comune, aperta a tutti e salutare per il corpo e per lo spirito, al punto da costituire un’universale espressione dell’umano. ( . . .). Opportunamente, la Tregua olimpica è stata riproposta in tempi recenti dal Comitato Olimpico Internazionale e dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In un mondo assetato di pace, abbiamo bisogno di strumenti che pongano «fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto». Incoraggio vivamente tutte le Nazioni, in occasione dei prossimi Giochi Olimpici e Paraolimpici invernali, a riscoprire e a rispettare questo strumento di speranza che è la Tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato. (…) Quando gli sport di squadra non sono inquinati dal culto del profitto, i giovani “si mettono in gioco” in relazione a qualcosa che per loro è molto importante. Si tratta di una formidabile opportunità educativa. Non è sempre facile riconoscere le proprie capacità o comprendere come esse possano essere utili alla squadra. Inoltre, lavorare insieme ai coetanei comporta talvolta la necessità di affrontare conflitti, gestire frustrazioni e fallimenti. Occorre persino imparare a perdonare (cfr Mt 18,21-22). Prendono forma così fondamentali virtù personali, cristiane e civili. Gli allenatori svolgono un ruolo fondamentale nel creare un ambiente in cui queste dinamiche possano essere vissute, accompagnando i giocatori attraverso di esse. Data la complessità umana coinvolta, è di grande aiuto quando un allenatore è animato da valori spirituali. Vi sono molti allenatori di questo tipo, nelle comunità cristiane e in altre realtà educative, così come a livello agonistico e di élite professionale. Essi descrivono spesso la cultura della squadra come fondata sull’amore, che rispetta e sostiene ogni persona, incoraggiandola ad esprimere il meglio di sé per il bene del gruppo. Quando un giovane fa parte di una squadra di questo tipo, apprende qualcosa di essenziale su che cosa significhi essere umani e crescere. In effetti, «solo insieme possiamo diventare autenticamente noi stessi. Solo attraverso l’amore la nostra vita interiore diventa profonda e la nostra identità forte».
Allargando ulteriormente lo sguardo, è importante ricordare che, proprio perché lo sport è fonte di gioia e favorisce lo sviluppo personale e le relazioni sociali, esso dovrebbe essere accessibile a tutte le persone che desiderano praticarlo. In alcune società che si considerano avanzate, dove lo sport è organizzato secondo il principio del “pagare per giocare”, i bambini provenienti da famiglie e comunità più povere non possono permettersi le quote di partecipazione e restano esclusi. In altre società, alle ragazze e alle donne non è consentito praticare sport. A volte, nella formazione alla vita religiosa, specialmente femminile, permangono diffidenze e timori verso l’attività fisica e sportiva. Occorre dunque impegnarsi affinché lo sport sia reso accessibile a tutti. Ciò è molto importante per la promozione della persona. I problemi sorgono quando il business diventa la motivazione primaria o esclusiva. Allora le scelte non muovono più dalla dignità delle persone, né da ciò che favorisce il bene dell’atleta, il suo sviluppo integrale e quello della comunità. Quando si mira a massimizzare il profitto, si sopravvaluta ciò che può essere misurato o quantificato, a scapito di dimensioni umane di importanza incalcolabile: “conta solo ciò che può essere contato”. Questa mentalità invade lo sport quando l’attenzione si concentra ossessivamente sui risultati raggiunti e sulle somme di denaro che si possono ricavare dalla vittoria. In molti casi, persino a livello dilettantistico, gli imperativi e i valori di mercato sono arrivati a oscurare altri valori umani dello sport, che meritano invece di essere custoditi. (…) .
La giusta competizione e la cultura dell’incontro non riguardano solo i giocatori, ma anche gli spettatori e i tifosi. Il senso di appartenenza alla propria squadra può essere un elemento molto significativo dell’identità di molti tifosi: essi condividono le gioie e le delusioni dei loro eroi e trovano un senso di comunità con gli altri sostenitori. Questo è generalmente un fattore positivo nella società, fonte di rivalità amichevole e di battute scherzose, ma può diventare problematico quando si trasforma in una forma di polarizzazione che porta alla violenza verbale e fisica. Allora, da espressione di sostegno e partecipazione, il tifo si trasforma in fanatismo; lo stadio diventa luogo di scontro anziché di incontro.
Non è raro, inoltre, che lo sport venga investito di una funzione quasi religiosa. Gli stadi sono percepiti come cattedrali laiche, le partite come liturgie collettive, gli atleti come figure salvifiche. Questa sacralizzazione rivela un bisogno autentico di senso e di comunione, ma rischia di svuotare sia lo sport sia la dimensione spirituale dell’esistenza. Quando lo sport pretende di sostituirsi alla religione, perde il suo carattere di gioco e di servizio alla vita, diventando assoluto, totalizzante, incapace di relativizzare sé stesso. (…) Un’ulteriore distorsione si manifesta nella strumentalizzazione politica delle competizioni sportive internazionali. Quando lo sport viene piegato a logiche di potere, di propaganda o di supremazia nazionale, è tradita la sua vocazione universale. Le grandi manifestazioni sportive dovrebbero essere luoghi di incontro e di ammirazione reciproca, non palcoscenici per l’affermazione di interessi politici o ideologici (…) Una valida pastorale dello sport nasce dalla consapevolezza che lo sport è uno dei luoghi in cui si formano immaginari, si plasmano stili di vita e si educano le giovani generazioni. Per questo è necessario che le Chiese particolari riconoscano lo sport come spazio di discernimento e accompagnamento, che merita un impegno di orientamento umano e spirituale. Pensare e attuare la pratica sportiva come strumento comunitario aperto e inclusivo è un altro compito decisivo. Lo sport può e deve essere spazio di accoglienza, capace di coinvolgere persone di diversa provenienza sociale, culturale e fisica. La gioia di essere insieme, che nasce dal gioco condiviso, dall’allenamento comune e dal sostegno reciproco, è una delle espressioni più semplici e più profonde di umanità riconciliata.
In questo orizzonte, gli sportivi costituiscono un modello che va riconosciuto e accompagnato. La loro esperienza quotidiana parla di ascesi e di sobrietà, di lavoro paziente su sé stessi, di equilibrio tra disciplina e libertà, di rispetto dei tempi del corpo e della mente. Queste qualità possono illuminare l’intera vita sociale. La vita spirituale, a sua volta, offre agli sportivi uno sguardo che va oltre la prestazione e il risultato. (…)
PILLOLE DI LITURGIA
Il corpo
Nella nostra cultura occidentale, spesso fredda abbiamo sviluppato una spiritualità che quasi si dimentica di avere un corpo. Il Verbo si è fatto carne quindi la nostra preghiera chiede anche il nostro corpo. Cercheremo quindi innanzitutto di recuperare anche il nostro corpo nella preghiera. All’inizio di questo percorso potrebbe essere utile che ciascuno si interroghi su come usa il corpo nella preghiera- innanzitutto è quindi buona cosa accorgersi di cosa già si faccia:
Quali sono i movimenti, le posture e i gesti che abitualmente ciascuno di noi tiene e compie durante la liturgia e la preghiera?
- B battersi il petto
Il pubblicano che “fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: ‘O Dio, abbi pietà di me peccatore’ ” (Lc 18,13) Quando ci battiamo il petto riconosciamo una sproporzione tra noi e il Mistero. Non ci meritiamo l’amore di Dio: si tratta di qualcosa che supera ogni nostro agire. Come il pubblicano ci battiamo il petto alle parole “per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa” e ci mettiamo nella posizione di chi riconosce che il nostro cuore continua a perdersi tante volte nelle nostre giornate così battersi il petto è il segno del nostro desiderio di risveglio. Il cuore che ci è dato è buono ma lo lasciamo tante volte addormentare senza tenere viva quella sete di Dio che ci spinge al bene. Gesù viene e questo gesto ci richiama all’umiltà di chi sa che il Suo avvicinarsi a noi è Grazia.
AVVISI
- Sabato 14 e domenica 15 vendita di riso a cura di Celim per la campagna “RISO 2026 “ che sostiene mamme, bambini e persone con disabilità dello Zambia.
- Giovedì 19 Festa di Carnevale in oratorio:
ore 16.00 animazione e balli
ore 16.30 spettacolo di magia del mago Svario - Venerdì 20 Ore 15,30 Catechesi Adulti “I PROFETI”
- Domenica 22 febbraio: I di Quaresima
- Sabato 7 marzo ore 20.45 presso il santuario del Sacro Cuore (via Santuario del Sacro Cuore 4 Milano) si terrà la proiezione del film “Cento Cuori”, ispirato alla vita della Beata Clelia Merloni. Si prega di confermare presenza alla seguente Mail ascjgiussani@libero.it
AIUTO ALLA PARROCCHIA
L’aiuto alla parrocchia può essere sostenuta con l’offerta domenicale o in questi altri modi:
Bonifico: Banca Intesa
IBAN IT87W0306909606100000066416
Satispay: cerca (tra i negozi virtuali) Parrocchia Dergano e dona.

