
PICCOLE NOTE
Foglio settimanale Parrocchia S. Nicola in Dergano / Anno IX – 24/2026
21 GIUGNO 2026
IV Dopo Pentecoste
Letture del giorno: Gen 6,1-22 – Sal 13(14) – Gal 5,16-25 – Lc 17,26-30.33
Ripercorrendo il dispiegarsi del disegno di Dio nella storia degli uomini, la liturgia di questa Domenica presenta il tema del peccato e la promessa di una redenzione. “Come avvenne nei giorni di Noé”, l’uomo di ogni tempo è chiamato a non estromettere Dio dalla propria esistenza quotidiana, ma ad orientare a Lui ogni scelta della vita. Camminare secondo lo Spirito significa vivere la nostra libertà di figli di Dio con i sentimenti e gli atteggiamenti che lo Spirito stesso suscita in noi: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, domini di sé”. La nostra vita è sostenuta da una promessa e da una speranza possibile: il fine della nostra esistenza non è la morte, ma l’incontro con il Signore nella gioia del Regno.
OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV
Basilica della Sagrada Família (Barcellona)
Mercoledì, 10 giugno 2026
«O Signore, Signore nostro, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra» (Sal 8,2.10).
Con la lode di questo Salmo, così pieno di gioia e stupore, saluto tutti voi, carissimi fratelli e sorelle. Esprimo riconoscenza alle Loro Maestà e ringrazio il Signor Cardinale Juan José Omella, Arcivescovo di Barcellona, così come gli altri fratelli nell’Episcopato e quanti si uniscono alla nostra preghiera: i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose e i seminaristi. In questa sera, festa per tutta la città di Barcellona, estendo il mio grato saluto alle Autorità nazionali, regionali e locali, nonché ai membri di altre comunità cristiane e di altre religioni che partecipano alla nostra azione di grazie.
Oggi, infatti, la Basilica della Sacra Famiglia ci accoglie, aprendo le sue porte come braccia spalancate per invitare ciascuno a questo altare, all’ascolto della parola di Dio, che ci costituisce famiglia amata dal Signore, nutrita dalla sua stessa vita nell’Eucaristia. È così che Barcellona, la ciutat comtal, e tutta la Catalogna si radunano in questo tempio, segno di unità e di concordia, e alzano lo sguardo per incontrare il volto di Dio Padre, raggiante nel suo Figlio fatto uomo, Gesù Cristo.
Mentre rendiamo grazie al Signore per la sua carità verso di noi, lo lodiamo per quel che opera nella nostra vita. Lo ringraziamo in particolare per questa straordinaria Basilica, che Papa Benedetto XVI ha dedicato nel 2010, ricordando che è segno visibile del Dio invisibile, per la cui gloria svettano le sue torri (cfr Omelia per la dedicazione, 7 novembre 2010). In continuità con la preghiera del mio Predecessore, tra poco benedirò la torre più alta, quella di Gesù Cristo.
Questa chiesa è un unico edificio, composto di molte pietre. Una casa che cresce con costanza negli anni, secondo un identico progetto. Noi tutti siamo le pietre vive di quest’opera, che ha Cristo per fondamento e culmine, inizio e fine. Molto più di un monumento, la Basilica della Sacra Famiglia è ancora oggi un cantiere, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento.
Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza. La nostra gratitudine diventa allora impegno, mentre cooperiamo al progetto di Dio, cioè alla costruzione cui Egli stesso ci chiama. Poiché siamo tempio dello Spirito Santo (cfr 1Cor 6,16.19), quest’opera coincide con la nostra vita, che Dio pensa come un capolavoro da realizzare insieme.
In proposito, custodiamo nel cuore la parola rivolta dal Signore al re Davide: «Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?» (2Sam 7,5). Al contrario, «il Signore ti annuncia che farà a te una casa» (v. 11). Con quest’annuncio, la Scrittura ci insegna che non siamo noi a dare un posto a Dio, come se fosse l’elemento di una serie o la parte di un tutto più grande di Lui. È invece Dio che dà posto a noi, e il posto che ci dona è il suo cuore: il posto del Figlio, per noi che eravamo estranei; il posto dell’Amato, per noi che siamo peccatori.
Questa sua volontà si compie mediante Gesù: possiamo allora cogliere il senso di quel che abbiamo ascoltato nel Vangelo, quando il Signore dice ai farisei: «Se non crederete che Io Sono, morirete nei vostri peccati» (Gv 8,24). Parole forti, che non sono affatto minacce, né un ricatto. Sono un invito di salvezza, cioè un appello alla libertà da parte di Cristo, che vuole per noi il bene definitivo, eterno. Davanti alla minaccia del male, il Signore è sempre con noi, sempre per noi. “Io Sono”: questo è il Nome santissimo che Dio consegnò a Mosè dal roveto ardente, rivelando la propria indistruttibile fedeltà. Fatto uomo, Egli diventa per noi l’Emmanuele, sorgente di grazia e di perdono, di salvezza e di vita nuova. Carissimi, non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria.
Questa sera ricordiamo dunque che la Croce di Cristo, posta in cima a questa Basilica, è la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno. Tutte e tre le facciate della Sacra Famiglia lo attestano: il Primo si fa ultimo per noi nella Natività; col suo Sacrificio ci redime mediante la Passione; la sua morte ci dona vita eterna facendoci partecipi della gloria divina. Ammirando la torre di Gesù Cristo, alziamo a Lui lo sguardo, a Lui che solo ci svela la verità di Dio e la verità di noi stessi. Guardando a Cristo possiamo vedere il mondo con occhi rinnovati: la torre della Croce diventa allora vessillo di carità, perché Dio ci ama così, trasformando uno strumento di morte in segno di speranza. Nella Croce di Gesù la nostra fede raggiunge il vertice, come professa l’iscrizione che è posta alla base della guglia: “Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus”. Questa Croce brilla di giorno, riflettendo la luce del sole, e brilla di notte, illuminando la città come faro aperto sul Mediterraneo.
Sì, la luce di Cristo brilla nelle tenebre, anche se le tenebre non l’hanno accolta (cfr Gv 1,5.11). Questo rifiuto non fa però venir meno l’amore di Dio: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo», dice il Signore, «allora conoscerete che Io Sono e che nulla faccio da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato» (Gv 8,28). Occorre passare attraverso la passione del Crocifisso, per essere illuminati dalla gloria del Risorto: da sempre, infatti, il Padre insegna a dare la vita e il Figlio, che la riceve da Lui, a tutti la dona con potenza di Spirito Santo. Ecco perché proprio la Croce è il segno luminoso del suo amore.
La fede dà forma alle pietre e senso all’edificio che stiamo abitando insieme. Nella nostra preghiera scopriamo perciò l’originario legame delle cose con Dio, creatore del cielo e della terra: Egli è l’artista che ha impresso il suo splendore nel cosmo. Creato a sua immagine, l’uomo corrisponde all’opera di Dio col proprio ingegno: è così che l’artista fa del talento una lode e della creatività la testimonianza del Creatore stesso. Come architetto ardente di fede, il venerabile Antonio Gaudì pensò questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore: in tal modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi. Insieme a Gaudì, commemorando il centenario della sua morte, ricordiamo e ringraziamo questa sera tutti i promotori e i benefattori, gli artisti e le maestranze che cooperano a edificare un capolavoro architettonico che è anche un eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce. Nella sua saggezza, la Chiesa rinnova così la Biblia pauperum delle antiche cattedrali, che sono in sé stesse ricchissimi messaggi di evangelizzazione. In questo tempio d’immagini appare ancor più evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione.
Cari fratelli e sorelle, la bellezza di questo tempio ci sproni ad imparare sempre più dal nostro Maestro e Signore l’arte di vivere secondo il suo Vangelo. Mentre alziamo lo sguardo a Lui, il Crocifisso Risorto, impegniamoci a sollevare il viso di chi è nella polvere (cfr 1Sam 2,8). E dimostriamo così che la Sacra Famiglia è la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino, come lampada accesa nell’attesa del ritorno dello Sposo.
Dio sia benedetto per sempre!
E’ in distribuzione l’Enciclica del Papa “Magnifica umanitas” a € 2,70 – banco libri
E’ in distribuzione il nuovo Sguardo in Dergano
Con riferimento ai lavori straordinari in chiesa in segreteria parrocchiale sono disponibili i moduli per beneficiare di detrazioni fiscali da parte di privati o titolari di reddito di impresa.
Dal fine settimana del 27/28 giugno il bar, l’oratorio e i campi di calcio sono chiusi il sabato pomeriggio e domenica pomeriggio
La Giornata per la Carità del Papa ci permette di partecipare attivamente a questo grande disegno di amore. Il nostro gesto concreto si traduce in aiuti essenziali per tante opere caritative in tutto il mondo, in favore di persone e famiglie in difficoltà estrema, popolazioni devastate da guerre o colpite da calamità naturali, comunità che necessitano di un sostegno urgente in termini di assistenza sanitaria e di educazione.
La segreteria parrocchiale da lunedì 22 giugno e per tutto il mese di luglio sarà aperta dal lunedì al venerdì solo al mattino dalle 9 alle 11

FERIALE
ore 7,30 *
ore 8,30
ore 18,00
* – tutti i martedì (escluso luglio/agosto)
ESTIVO – LUGLIO/AGOSTO
FESTIVE
ore 18,00 VIGILIARE SABATO
ore 8,30
ore 10,30
ore 19,00
FERIALE
ore 8,30
ore 18,00 (sospesa in Agosto)
L’aiuto alla parrocchia può essere sostenuta con l’offerta domenicale o in questi altri modi:
Bonifico: Banca Intesa
IBAN IT87W0306909606100000066416
Satispay: cerca (tra i negozi virtuali) Parrocchia Dergano e dona.

