Piccole Note – 26 luglio 2026

PICCOLE NOTE

Foglio settimanale Parrocchia S. Nicola in Dergano / Anno IX – 29/2026

26 LUGLIO 2026

IX dopo Pentecoste

Letture del giorno: 2Sam 12,1-13 – Sal 31 (32) – 2Cor 4,5b-14 – Mc 2,1-12

Nella vicenda del re Davide ritroviamo l’esperienza di ogni uomo che, riconoscendo il proprio peccato, può sperimentare la misericordia di Dio. “Figlio, ti sono perdonati i peccati”: è la Parola di Gesù, che ci viene consegnata in questa Domenica. Egli è venuto per liberarci dal peso opprimente del peccato: il paralitico di Cafarnao può alzarsi e riprendere a camminare proprio perché è stato guarito nel corpo e nello spirito. Chiamati a seguire il Signore, anche noi dobbiamo intraprendere un serio cammino di conversione, per guardare con fiducia alla misericordia di Dio e aprirci al suo dono di grazia: “Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi”.

CHIESA E DIFESA DEI MIGRANTI – di A. Riccardi (Corriere della Sera del 5/7/2026)

Leone XIV si reca, per la seconda volta in un mese, sulla frontiera tra i migranti e l’Europa, a Lampedusa dopo la visita alle Canarie. Frontiera invisibile, sul mare, segnata da tanti dolori e morti.

Da dove viene la costante cura della Chiesa per i migranti? È stata spiegata con il «radicalismo» di papa Francesco, che, a inizio pontificato, gridò da Lampedusa: «In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza». Denunciava un mondo globale, in cui circolazioni di merci sono favorite, ma si alzano muri per migranti e rifugiati. Questa politica s’impone, seppure la crisi demografica evidenzia la necessità di vari Paesi europei di nuovi lavoratori. Tale politica esprime una paura, spesso alimentata ad arte: il nostro mondo non rischia l’invasione o la sostituzione etnica? Diceva Primo Levi: «A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi…». Lo scriveva in Se questo è un uomo, testimoniando i tragici effetti di tale convinzione.

La Chiesa non tradisce il «mondo cristiano» scegliendo i migranti? Non teme sia travolto da tanti nuovi arrivati, magari di altra religione?

I Papi guardano prima di tutto a donne e uomini in grave difficoltà: «Ogni barca che arriva — ha detto papa Leone — non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?». La morte dei migranti mostra la disumanità del mondo globale. La Chiesa vuole invece rasserenare lo sguardo sui migranti, partendo dall’idea che si può fare molto: «La dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera». La sua risposta è articolata: «vie legali e sicure», «lotta ai trafficanti di vite umane», «accoglienza e integrazione», riconoscendo «il diritto di cercare rifugio», ma anche quello di restare nella propria terra, liberi dalla guerra, dalla fame, dalle persecuzioni.

L’atteggiamento non è di oggi, ma ha radici antiche.

È maturato, tra XIX e XX secolo, quando la Chiesa cercava di accompagnare l’esodo degli europei verso le Americhe, con tante iniziative, creando congregazioni religiose a questo fine. Si è misurato con i profughi armeni, dopo i massacri ottomani. È cresciuto tra gli esodi e le deportazioni nell’Europa delle due guerre mondiali. Ha ricevuto un’espressione organica nel 1952 nella costituzione Exsul Familia di Pio XII, un Papa considerato «conservatore», ma che affermava principi che oggi sarebbero tacciati di estremismo. Già nel 1941 aveva affermato «il diritto della famiglia a uno spazio vitale». L’imperialismo nazista considerava centrale il diritto allo «spazio vitale» (Lebensraum): l’espansione del Reich. Invece per Pio XII, è la famiglia migrante il soggetto titolare del diritto allo spazio vitale in un rapporto positivo «tra il Paese di emigrazione e il Paese di immigrazione». Il Papa protesta contro gli Stati che «restringono il naturale diritto all’emigrazione» e contro quelli che spostano a forza le popolazioni. Per lui, nel 1952, emigrare è un «diritto naturale» da proteggere.

Questa visione, di gran lunga precedente alla globalizzazione, è radicata nel sentire «cattolico», universale della Chiesa, che «non deve infeudarsi ad alcun gruppo etnico» — dice Pio XII: «una vera madre, la madre di tutte le nazioni e di tutti i popoli, non meno che dei singoli uomini e, precisamente perché madre, non appartiene… a questo o quel popolo».

Cosmopolitismo? La storia dell’ «utopia» cattolica, per così dire, è concreata e secolare: «la Chiesa è dunque soprannazionale, perché del tutto indivisibile e universale» — conclude Pio XII. La sua universalità è in tensione con la dimensione nazionale, in lotta con la sua assolutizzazione, come nel caso della migrazione o della guerra. Lo si nota di più oggi, quando tante organizzazioni internazionali sono appassite, mentre gli interessi nazionali sono proposti con esclusivismo, come se non necessitassero — per realizzarsi — di un orizzonte più vasto. Del resto, nel mondo connesso di oggi, si vedono dolorosamente i danni di una visione esclusivista.

CEI: COLLETTA NAZIONALE PER IL VENEZUELA – 26 luglio 2026

La Presidenza della CEI, profondamente vicina alle sofferenze della popolazione venezuelana colpita il 24 giugno da terremoti di vaste proporzioni, ha deciso di indire attraverso Caritas Italiana una Colletta nazionale in tutte le chiese italiane domenica 26 luglio. 

“È un modo concreto per mostrare solidarietà a chi ha perso tutto, piange i propri cari, è sfollato, ferito o vive in condizioni di grande precarietà. Sarà anche un momento per esprimere, nella preghiera comune, la nostra vicinanza alle persone provate dalla tragedia”, sottolinea il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI. 

Attualmente molte abitazioni risultano distrutte, lesionate o non sicure e a questo si aggiungono i danni a infrastrutture, scuole, strutture sanitarie e servizi essenziali.

In diversi territori l’accesso all’acqua potabile, all’igiene, all’alimentazione e alle cure mediche resta difficile. L’emergenza si inserisce in un contesto già segnato da fragilità economiche e sociali, con bisogni umanitari diffusi e una rete di servizi pubblici spesso sotto pressione.

“Per rispondere ai bisogni materiali e spirituali, le offerte vanno convogliate attraverso i canali sicuri già attivati da Caritas Italiana, che è in contatto diretto con Caritas Venezuela per la risposta umanitaria e il coordinamento degli aiuti”, ricorda don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, annunciando che, “nelle prossime settimane, una nostra delegazione si recherà nel Paese per rafforzare tutte le forme di collaborazione già avviate”. “La presenza capillare della Chiesa locale – evidenzia Pagniello – consente oggi di raggiungere anche comunità difficili da intercettare, accompagnando le persone con aiuti concreti e con una prossimità che è parte essenziale della risposta”. Gli interventi si concentrano in particolare sulla distribuzione di acqua potabile, beni alimentari, kit igienici, materiali di prima necessità, medicinali, supporto sanitario, psicosociale e spirituale. Particolare attenzione viene riservata agli sfollati, alle famiglie con bambini, agli anziani, a quanti hanno patologie croniche e si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità.

Nel ricordare che in questa fase è importante evitare iniziative isolate, comprese raccolte di beni materiali in Italia, la Presidenza della CEI invita dunque a partecipare alla Colletta del 26 luglio: quanto raccolto sarà destinato a far fronte alle emergenze presenti e future. E sarà un gesto unitario che esprime l’abbraccio della Chiesa italiana a quella venezuelana. Notizie e aggiornamenti e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it. La Presidenza della CEI, profondamente vicina alle sofferenze della popolazione venezuelana colpita il 24 giugno da terremoti di vaste proporzioni, ha deciso di indire attraverso Caritas Italiana una Colletta nazionale in tutte le chiese italiane domenica 26 luglio. 

“È un modo concreto per mostrare solidarietà a chi ha perso tutto, piange i propri cari, è sfollato, ferito o vive in condizioni di grande precarietà. Sarà anche un momento per esprimere, nella preghiera comune, la nostra vicinanza alle persone provate dalla tragedia”, sottolinea il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI. 

Attualmente molte abitazioni risultano distrutte, lesionate o non sicure e a questo si aggiungono i danni a infrastrutture, scuole, strutture sanitarie e servizi essenziali.

In diversi territori l’accesso all’acqua potabile, all’igiene, all’alimentazione e alle cure mediche resta difficile. L’emergenza si inserisce in un contesto già segnato da fragilità economiche e sociali, con bisogni umanitari diffusi e una rete di servizi pubblici spesso sotto pressione.

“Per rispondere ai bisogni materiali e spirituali, le offerte vanno convogliate attraverso i canali sicuri già attivati da Caritas Italiana, che è in contatto diretto con Caritas Venezuela per la risposta umanitaria e il coordinamento degli aiuti”, ricorda don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, annunciando che, “nelle prossime settimane, una nostra delegazione si recherà nel Paese per rafforzare tutte le forme di collaborazione già avviate”. “La presenza capillare della Chiesa locale – evidenzia Pagniello – consente oggi di raggiungere anche comunità difficili da intercettare, accompagnando le persone con aiuti concreti e con una prossimità che è parte essenziale della risposta”. Gli interventi si concentrano in particolare sulla distribuzione di acqua potabile, beni alimentari, kit igienici, materiali di prima necessità, medicinali, supporto sanitario, psicosociale e spirituale. Particolare attenzione viene riservata agli sfollati, alle famiglie con bambini, agli anziani, a quanti hanno patologie croniche e si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità.

Nel ricordare che in questa fase è importante evitare iniziative isolate, comprese raccolte di beni materiali in Italia, la Presidenza della CEI invita dunque a partecipare alla Colletta del 26 luglio: quanto raccolto sarà destinato a far fronte alle emergenze presenti e future. E sarà un gesto unitario che esprime l’abbraccio della Chiesa italiana a quella venezuelana. Notizie e aggiornamenti e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.

Con riferimento ai lavori straordinari in chiesa in segreteria parrocchiale sono disponibili i moduli per beneficiare di detrazioni fiscali da parte di privati o titolari di reddito di impresa.

Dal mezzogiorno del 1 agosto a tutto il 2 agosto è possibile ottenere l’indulgenza plenaria della Porziuncola, secondo le normali indicazioni della Chiesa

Corso di preparazione al Matrimonio: inizio lunedì 12 ottobre – iscrizione in segreteria parrocchiale entro il 4 ottobre

La Segreteria Parrocchiale è aperta a luglio dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 11. Chiuso il mese di agosto.

Nel mese di luglio l’Adorazione Eucaristica si terrà al giovedì dopo la S.Messa delle ore 18,00 (fino alla chiusura della chiesa). Agosto sospesa.

FERIALE        

ore   7,30 *
ore   8,30
ore 18,00

*     – tutti i martedì (escluso luglio/agosto)

ESTIVO – LUGLIO/AGOSTO

FESTIVE        

ore 18,00 VIGILIARE SABATO

ore   8,30
ore 10,30
ore 19,00

FERIALE

ore   8,30
ore 18,00 (sospesa in Agosto)

L’aiuto alla parrocchia può essere sostenuta con l’offerta domenicale o in questi altri modi:

Bonifico: Banca Intesa
IBAN IT87W0306909606100000066416

Satispay: cerca (tra i negozi virtuali) Parrocchia Dergano e dona.