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Piccole Note – 20 febbraio 2022

VII domenica dopo l’Epifania

“Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.”  Mc.2,14

Passeggiando lungo il mare di Tiberiade, tra le molte persone, Gesù sceglie quella che nessuno avrebbe mai scelto, Levi, l’esattore delle tasse. La grandezza di Gesù sta nel saper scrutare cuori e nessuno può nascondersi dal suo sguardo che sa penetrare nella parte più intima dell’uomo. Gesù vede in Levi qualcosa che nessuno fino a quel momento aveva mai osservato. Il suo sguardo penetra nell’uomo a tal punto che da quel momento la vita cambi radicalmente.

UDIENZA   PAPA   FRANCESCO                                            16.02 2022

  1. San Giuseppe custode della vocazione

Gesù, Maria e Giuseppe sono in un certo senso il nucleo primordiale della Chiesa. Gesù è Uomo e Dio, Maria, la prima discepola, è la Madre; e Giuseppe, il custode. E anche noi «dobbiamo sempre domandarci se stiamo proteggendo con tutte le nostre forze Gesù e Maria, che misteriosamente sono affidati alla nostra responsabilità, alla nostra cura, alla nostra custodia».

E qui c’è una traccia molto bella della vocazione cristiana: custodire. Custodire la vita, custodire lo sviluppo umano, custodire la mente umana, custodire il cuore umano, custodire il lavoro umano. Il cristiano è – possiamo dire – come San Giuseppe: deve custodire. Essere cristiano è non solo ricevere la fede, confessare la fede, ma custodire la vita, la vita propria, la vita degli altri, la vita della Chiesa. Il Figlio dell’Altissimo è venuto nel mondo in una condizione di grande debolezza: Gesù è nato così, debole, debole. Ha voluto aver bisogno di essere difeso, protetto, accudito. Dio si è fidato di Giuseppe, come ha fatto Maria, che in lui ha trovato lo sposo che l’ha amata e rispettata e si è sempre preso cura di lei e del Bambino.

E anche noi dobbiamo imparare da Giuseppe a “custodire” questi beni: amare il Bambino e sua madre; amare i Sacramenti e il popolo di Dio; amare i poveri e la nostra parrocchia. Ognuna di queste realtà è sempre il Bambino e sua madre. Noi dobbiamo custodire, perché con questo custodiamo Gesù, come ha fatto Giuseppe.

  1. San Giuseppe custode della Chiesa

Oggi è comune, è di tutti i giorni criticare la Chiesa, sottolinearne le incoerenze, sottolineare i peccati, che in realtà sono le nostre incoerenze, i nostri peccati, perché da sempre la Chiesa è un popolo di peccatori che incontrano la misericordia di Dio.

Domandiamoci se, in fondo al cuore, noi amiamo la Chiesa così come è. Popolo di Dio in cammino, con tanti limiti ma con tanta voglia di servire e amare Dio. Infatti, solo l’amore ci rende capaci di dire pienamente la verità, in maniera non parziale; di dire quello che non va, ma anche di riconoscere tutto il bene e la santità che sono presenti nella Chiesa, a partire proprio da Gesù e da Maria. Amare la Chiesa, custodire la Chiesa e camminare con la Chiesa. La Chiesa siamo tutti, tutti. In cammino. Custodirci uno l’altro, custodirci a vicenda.

Cari fratelli e sorelle, vi incoraggio a chiedere l’intercessione di San Giuseppe proprio nei momenti più difficili della vita vostra e delle vostre comunità. Lì dove i nostri errori diventano scandalo, chiediamo a San Giuseppe di avere il coraggio di fare verità, di chiedere perdono e ricominciare umilmente. Lì dove la persecuzione impedisce che il Vangelo sia annunciato, chiediamo a San Giuseppe la forza e la pazienza di saper sopportare soprusi e sofferenze per amore del Vangelo. Lì dove i mezzi materiali e umani scarseggiano e ci fanno fare l’esperienza della povertà, soprattutto quando siamo chiamati a servire gli ultimi, gli indifesi, gli orfani, i malati, gli scartati della società, preghiamo San Giuseppe perché sia per noi Provvidenza.  Quante persone nella storia della Chiesa hanno trovato in lui un patrono, un custode, un padre!

AVVISI                                                           20 febbraio 2022

Nessun particolare avviso di incontri la prossima settimana, ma l’invito a vivere con fedeltà il quotidiano fatto di preghiera, lavoro, vita familiare e attenzione alle persone.

Così ci prepareremo a vivere con fedeltà l’invito alla conversione della vicina Quaresima

L’Arcivescovo ci ha detto su come vivere la liturgia

Ho potuto constatare che qui a Dergano vivete in un contesto molto favorevole, con un’alta partecipazione alle celebrazioni. L’eucarestia è il centro della vita della comunità, e la celebrazione ha anche una sua capacità di plasmare la comunità. Oggi, inoltre, chi partecipa non lo fa più per ossequio al contesto sociale, ma ha delle ragioni profonde. Direi due cose:

Occorre curare i frutti della liturgia, affinché andare a messa porti frutti in chi ci va.

I frutti sono due: la gioia, perché chi partecipa alla celebrazione riceve la gioia del Signore («Sono venuto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena»). Il frutto è che io ho una gioia profonda, anche se non tutto va bene. Curare questo frutto vuol dire chiedersi come fare perché chi viene a Messa esca e porti gioia nel quartiere, sia un sorriso per tutti.

Il secondo frutto è la comunione, la fraternità, perché partecipiamo dell’unico pane e diventiamo un unico corpo. C’è sicuramente una bellezza da mantenere nelle celebrazioni, un ordine, ma bisogna insistere non sul perfezionare il rito ma sul curarne i frutti: gioia e comunione.

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