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Piccole Note – 25 ottobre 2020

Il Vangelo della domenica

«E nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni» (Lc 24, 47-48)

Gesù ci chiede di essere testimoni della Sua misericordia verso tutti: peccatori, ladri… E di esserlo cominciando da Gerusalemme cioè dalla quotidianità. Non ci sono chieste cose straordinarie ma solo di perdonare ed amare nella vita di tutti i giorni.

E solo amando così potremo raccontare a chi ci incontra l’amore di un Dio che ha sofferto per ognuno di noi, amandoci fino alla fine.

Non ci sarà più posto per le lamentele e la mormorazione, perché la misericordia ci aiuterà ad entrare nel cuore degli altri

Una parola amica

Messaggio dei Vescovi Lombardi ai fedeli della Lombardia                                                                  … 4 parte

Imparare a sperare oltre la morte.

Il pensiero della morte, insopportabile per la mentalità diffusa, è imprescindibile per un itinerario verso la sapienza, che non voglia essere ottuso o ridursi al buon senso della banalità. Infatti il pensiero della morte è inscindibilmente connesso con il timor di Dio.

Forse non pensavamo che la morte fosse così vicina e terribilmente quotidiana, come il tempo dell’epidemia ha rivelato in modo spietato: molte persone che abbiamo conosciuto e amato sono andate sole incontro alla morte, molti contagiati dal virus hanno sentito la morte vicina nell’esperienza drammatica della terapia intensiva, tutti coloro che hanno avvertito sintomi gravi hanno sentito il brivido del pericolo estremo.

In questa situazione i cristiani non sono nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti. Hanno dunque delle ragioni per non essere tristi come coloro che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti (cfr 1Ts 4,13-14).

La speranza cristiana non si limita all’aspettativa di tempi migliori, ma si fonda sulla promessa della salvezza che si compie nella comunione eterna e felice con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Nel contesto che vive alternativamente e pericolosamente di depressione e di euforia, i discepoli del Risorto sono inviati per essere testimoni della risurrezione. Imparano a vivere seguendo Gesù e perciò imparano a fare della propria vita un dono, fino a morire, e già gioiscono: nella speranza sono stati salvati.

In questa ripresa dell’anno pastorale si celebrano nelle nostre comunità le messe in suffragio dei nostri morti portati alla sepoltura senza funerali: non si tratta di una consolazione surrogata alla desolazione di un mancato adempimento, ma della celebrazione comunitaria della speranza cristiana che, nella gloria del Risorto, contempla la comunione dei santi

Continuare a vivere

La lettera che il vescovo Massimo Camisasca ha inviato alla sua gente: un invito alla prudenza, ma soprattutto alla serenità e alla fiducia in Dio.

Cari fratelli, assistiamo tutti, durante questi giorni, ad una crescita di allarme e di incertezza, favorita anche dai mass-media e dalle insicurezze della politica. Il nostro popolo, già provato dalla pandemia nei mesi del lockdown può correre il rischio di entrare in una visione paranoica della realtà, distaccata cioè dalle vere dimensioni del pericolo.

Tutti quanti noi, assieme agli altri responsabili della vita sociale e civile, abbiamo un compito importante: aiutare la nostra gente e a vivere con prudenza, ma anche con serenità, fiducia in Dio e capacità di relazioni e aiuto reciproco.

Non dobbiamo assolutamente favorire il diffondersi di timori esagerati che possono portare a una corrosione profonda della salute mentale ed emotiva. Mai come in questo momento è chiaro che le ragioni della fede sono le ragioni della vita: Dio non ci abbandona, ci prende per mano, e lo fa anche chiedendoci di soccorrere a suo nome chi è bisognoso.

Non possiamo permetterci che, di giorno in giorno, l’unico criterio sia chiudersi in casa. Senza demordere da tutte le attenzioni dovute, come la mascherina, l’igiene delle mani e il distanziamento, dobbiamo continuare a vivere.

Le nostre chiese, proprio in ragione di tutto il lavoro che abbiamo svolto, sono luoghi sicuri sia per la preghiera liturgica, sia per eventuali incontri. Sosteniamo dunque la fede, la speranza e la carità del nostro popolo. Con la mia benedizione,

+ Massimo Camisasca    Vescovo di Reggio Emilia – Guastalla